#4584 — Una strategia di comunicazione più ambiziosa per Arezzo
All’attenzione degli assessori alla cultura, eventi e comunicazione. Il recente progetto “Madrine e Padrini” dedicato alla Giostra del Saracino può essere lo spunto per una riflessione più ampia sulla comunicazione degli eventi della nostra città. Coinvolgere personaggi conosciuti può certamente generare visibilità, ma la comunicazione di una città non può essere affidata alla logica dei selfie e dei follower. Arezzo, peraltro, non parte da zero. Fondazione Arezzo Intour, in qualità di DMO della città, rappresenta già una struttura fondamentale per costruire e coordinare questa strategia. Le campagne realizzate negli anni, come quelle legate ad Arezzo Outdoor firmate dalla regia (omissis), hanno dimostrato quanto possa essere efficace una comunicazione basata su immagini di qualità. Il passo successivo potrebbe essere quello di applicare questa ambizione anche ai grandi eventi della città. Pensiamo alla Giostra del Saracino. Piazza Grande, i cavalli, i quartieri, i figuranti: è un patrimonio visivo di enorme potenza. Immaginiamo cosa potrebbe accadere se una campagna fotografica realizzata da fotografi internazionali di primo livello portasse quelle immagini a New York, Londra, Parigi o Tokyo. Oppure se la Giostra diventasse protagonista di articoli e reportage su Condé Nast Traveler, National Geographic Traveler, Monocle, Travel + Leisure e altre importanti testate internazionale. Occorre poi saper creare l’evento. Se la Giostra è già l’evento più atteso e vissuto della città, non è così per le altre grandi manifestazioni storiche di Arezzo. Il Polifonico, per esempio, possiede una storia e un prestigio straordinari, ma potrebbe essere valorizzato maggiormente proprio nella sua dimensione di evento. Una maggiore cura del cerimoniale, della presentazione dei cori, dei momenti di passaggio e dell’accoglienza del pubblico potrebbe contribuire a costruire quella magia dell’attesa che accompagna i grandi festival. Anche elementi spettacolari, purché coerenti e funzionali alla manifestazione, come un red carpet o una presentazione affidata ad un volto noto (qui sì), potrebbero aiutare a trasformare il festival in un appuntamento più visibile e attrattivo. E poi c’è OroArezzo. Una manifestazione di enorme importanza per una delle eccellenze produttive della città, che tuttavia rimane sostanzialmente sconosciuta al grande pubblico. È difficile non chiedersi perché una fiera di questa rilevanza non possa diventare anche un grande evento pubblico, con momenti aperti alla città, iniziative, incontri e occasioni capaci di raccontare al pubblico l’arte e la cultura dell’oro. Al momento, per moltissimi aretini, OroArezzo semplicemente non esiste. Ed è un vero peccato. Arezzo Intour potrebbe essere il punto di coordinamento di questa strategia, lavorando insieme alle migliori professionalità esterne: grandi agenzie di comunicazione e branding, fotografi, registi, videomaker, storyteller e media relations specialist capaci di portare il racconto della città sui mercati internazionali. Arezzo ha moltissimo da raccontare. Forse è arrivato il momento di fare un salto di qualità.
| Stato della segnalazione | In lavorazione |
|---|---|
| Argomento | comunicazione |
| Inserita tramite | inserita Online |
| Inserita il | 06/09/2026 |